Retinopatia ipertensiva

Che cos’è la retinopatia ipertensiva

Alla base della retinopatia ipertensiva vi è l’ipertensione arteriosa.

Che cosa significa ipertensione arteriosa? Le arterie che portano il sangue e quindi l’ossigeno a tutti i tessuti si induriscono con l’età e quindi aumenta la pressione arteriosa, di conseguenza il sangue riesce più difficilmente a raggiungere i tessuti diminuendo così l’apporto di ossigeno con conseguenti danni.

I fattori in causa sono la durata e l’entità dell’ipertensione, oltre ad un disturbo locale di nutrizione. Vi sono però soggetti con gradi elevati di ipertensione i quali non presentano retinopatia ipertensiva in atto, che è un danno che si ripercuote sulla retina riducendo talvolta la visione.

Importante è comunque tenere presente che quando la pressione sanguigna arteriosa si riduce con la terapia i segni oculari della malattia ipertensiva scompaiono più o meno rapidamente. Inoltre scompare non solo un fattore di rischio a carattere generale ma anche a livello oculare.

Il soggetto avverte una riduzione del visus, che inizialmente è modesta ma che aumenta con il progredire dello stato ipertensivo.

Obiettivamente a livello del fondo oculare sono presenti dei segni caratteristici che permettono all’oculista di differenziarla in vari stadi e quindi di determinarne la gravità.

Una forma particolare è quella presente in donne giovani, gravide, nel terzo trimestre (si chiama gestosi del 3° trimestre).

E’ importante quindi che tutti gli ipertesi anche se la pressione sanguigna si riduce con la terapia eseguano una visita oculistica approfondita per valutare lo stato della retina mediante l’esplorazione del fundus oculi, la pressione intraoculare, il campo visivo e quando occorre una
fluoroangiografia.
Sono altresì molto importanti:

  • elettrocardiogramma;
  • controlli periodici degli esami ematochimici;
  • dieta bilanciata;
  • FAG (fluoroangiografia): consiste in una serie di fotografie del fondo oculare retinico, ottenute grazie all’iniezione endovenosa di un colorante: la fluorescina.

Le fotografie ottenute, previa dilatazione della pupilla, permettono di evidenziare la presenza di eventuali patologie a carico della retina e del nervo ottico e quindi nei casi necessari eseguire un trattamento argon laser della retina che evita in certi casi il rischio di cecità.

Si ricorda che per il rallentamento del flusso sanguigno a cui va incontro l’iperteso, il sangue ha la tendenza a coagularsi, aumenta quindi il rischio di trombosi arteriosa o venosa responsabile per ciò che riguarda gli occhi anche di cecità improvvisa (infarto) o di paresi degli arti se il danno avviene a livello cerebrale.